Torino non ha un problema di periferie. Torino ha un problema di occasioni mancate.

Da Barriera di Milano ad Aurora, da Lucento a Vanchiglia, fino a San Salvario, esiste un patrimonio umano, culturale, imprenditoriale e generazionale straordinario che troppo spesso viene soffocato dal degrado, dall’illegalità, dall’abbandono urbano e da politiche che hanno confuso integrazione con assenza di regole.

Su questo serve essere chiari: la tolleranza zero non è uno slogan, è il punto di partenza.

Tolleranza zero contro spaccio. Tolleranza zero contro occupazioni abusive. Tolleranza zero contro criminalità diffusa, baby gang, racket, abusivismo commerciale, vandalismo urbano. Perché non può esistere inclusione dove lo Stato arretra.

Ma la sicurezza, da sola, non basta. Le città che hanno davvero trasformato i quartieri più fragili non si sono limitate a presidiare il problema: lo hanno trasformato in opportunità.

Rotterdam ha rigenerato i quartieri più difficili investendo contemporaneamente in sicurezza, scuole, abitare e lavoro. Malmö ha trasformato quartieri segnati dall’immigrazione in poli di innovazione, creatività e nuova impresa. Eindhoven ha dimostrato che la diversità, se governata con regole e meritocrazia, può diventare capitale umano e crescita economica. Torino deve avere la stessa ambizione.

La mia proposta è semplice: trasformare i quartieri più complessi della città in Zone di Rinascita Urbana. Zone dove lo Stato torna visibile. Zone dove chi investe, assume, apre un negozio, recupera un immobile o crea lavoro viene premiato. Zone dove scuole, sport, formazione tecnica, artigianato digitale, startup, coworking e servizi di prossimità sostituiscono degrado e abbandono.

L’immigrazione, se illegale o incompatibile con le regole, va contrastata con fermezza. Ma chi studia, lavora, rispetta la legge, apre un’impresa, cresce i propri figli e vuole sentirsi parte della comunità torinese, deve diventare una risorsa per la città.

Questo è il modello in cui credo: più sicurezza, più regole, più merito, più comunità. Perché le periferie di Torino non devono essere il confine del problema. Devono diventare il centro della rinascita della città.