Torino oggi affronta una delle sfide più profonde della sua storia. Nel 2024 in città sono nati appena 5.299 bambini. Vent’anni fa erano oltre 8.000. Significa quasi 3.000 nascite in meno ogni anno. Una generazione intera che manca all’appello. Ma il dato più preoccupante è un altro. Torino non perde soltanto figli. Torino perde anche i giovani che forma.
Negli ultimi anni il saldo tra giovani che lasciano il nostro territorio verso l’estero e quelli che arrivano è negativo per oltre 30.000 ragazzi, di cui più di 11.000 laureati. Ogni anno circa un neolaureato su otto costruisce il proprio futuro altrove. In altre parole: investiamo nei nostri giovani, li formiamo nelle nostre università, nelle nostre scuole, nelle nostre famiglie… e troppo spesso il loro talento genera ricchezza altrove.
Questa non è una fatalità. È una scelta politica frutto delle scelte sbagliate di oltre trent’anni di governi di sinistra a Torino. La nostra città può e deve cambiare. Il mondo ci dimostra che è possibile.
Leipzig, dopo aver perso oltre 100.000 abitanti e migliaia di giovani nei difficili anni successivi alla riunificazione, ha scelto di recuperare quartieri industriali abbandonati, creare housing accessibile per giovani coppie, investire in università, startup e mobilità urbana. Oggi è una delle città tedesche con la più forte crescita di under 40. Nantes, colpita dalla crisi industriale e dalla fuga dei laureati verso Parigi, ha puntato su asili diffusi, quartieri per famiglie, trasporto pubblico capillare e rigenerazione urbana. Oggi è una delle città francesi più attrattive per giovani professionisti e nuove famiglie. Friburgo ha trasformato l’invecchiamento e la bassa natalità creando quartieri a misura di famiglia, con case accessibili, scuole integrate, servizi di prossimità, sicurezza e qualità urbana. Oggi rappresenta uno dei modelli europei più avanzati di città generazionale. E naturalmente Bilbao, che non ha soltanto superato la crisi industriale, ma ha scelto di trattenere giovani talenti e attrarre nuove famiglie investendo contemporaneamente in lavoro, innovazione, cultura, qualità dello spazio pubblico e identità urbana. Cincinnati aveva perso giovani laureati, natalità e attrattività urbana. Ha reagito con una politica comunale molto aggressiva sul recupero immobiliare, incubatori d’impresa, housing per under 40 e rigenerazione dei quartieri centrali. Oggi è considerata uno dei casi più interessanti di ritorno delle giovani famiglie nelle città del Midwest.
Torino deve fare la stessa scelta. Più case accessibili per giovani coppie. Più asili con orari compatibili con chi lavora. Più quartieri sicuri e servizi di prossimità. Più incentivi per startup, professionisti e nuove imprese. Più collaborazione tra Comune, università e imprese per trasformare chi studia a Torino in chi costruisce qui la propria vita.
Perché il futuro di una città non si misura solo da quanti cittadini ha. Si misura da quanti figli nascono… e da quanti giovani decidono di restare.
Torino deve tornare a essere esattamente questo: una città dove mettere al mondo un figlio, costruire una carriera e scegliere di restare torni a essere la normalità.
